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Il Piano d’Ambito, le sue finalità, i suoi contenuti, nonché le attività ad esso propedeutiche sono contenute nell’art. 11, comma 3 della Legge 5 gennaio 1994, n. 36 " Disposizioni in materia di risorse idriche", che giova qui riportare nella sua interezza:
"Ai fini della definizione dei contenuti della convenzione di cui al comma 2, i comuni e le province operano la ricognizione delle opere di adduzione, di distribuzione, di fognatura e di depurazione esistenti e definiscono le procedure e le modalità, anche su base pluriennale, per assicurare il conseguimento degli obiettivi assicurati dalla presente legge. A tal fine predispongono, sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un programma degli interventi necessari accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario indica, in particolare, le risorse disponibili, quelle da reperire nonché i proventi da tariffa, come definiti dall’art.13, per il periodo considerato".
Un prezioso riferimento per la sua elaborazione è costituito dalla Circolare del Comitato di Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche (all. alla nota del 21.12.1998, n. 929), dal titolo “Istruzioni per l’organizzazione uniforme di dati ed informazioni e delineazione del percorso metodologico per la redazione dei piani d’ambito ai fini della gestione del servizio idrico integrato”, in cui si ritrova la sua articolazione in:
- ricognizione delle opere esistenti;
- programma degli interventi;
- piano finanziario;
- modello gestionale ed organizzativo;
- definizione delle risorse disponibili e dei proventi da tariffa.
La struttura del Piano d’Ambito vero e proprio è chiaramente deducibile dal Diagramma delle Fasi.
Da esso appare come, partendo dall’accertamento dello stato delle opere e delle infrastrutture riferibili al servizio idrico integrato e dallo stato attuale dei livelli di servizio (ricognizione), si giunga, attraverso la definizione dei livelli di servizio obiettivo dell’ATO, prima all’individuazione delle criticità, poi agli interventi da programmare.
Questi ultimi si sostanziano nei due pilastri del Piano d’Ambito vero e proprio, che sono:
- il Piano degli Interventi
- il Piano Gestionale
Il primo consiste essenzialmente nella descrizione degli interventi programmati per ciascuna area critica e per ciascun segmento del S.I.I. e nella loro miglior definizione in termini di obiettivi, effetti attesi, livello di priorità, previsioni temporali e di costo.
Il secondo presenta le linee guida generali del modello organizzativo e gestionale, che riguardano l’organizzazione sul territorio (struttura centrale, centri di esercizio, punti di contatto con gli utenti), le attività necessarie con le rispettive funzioni ed i relativi parametri di produttività, il dimensionamento dell’organico, una stima dei costi operativi, avuto riguardo ai costi di riferimento calcolati secondo il Metodo normalizzato.
A tal punto i due strumenti citati vengono fatti confluire nel Piano economico-finanziario, costruito sulla base dei costi d’investimento e dei costi operativi preventivamente determinati, ed inserendo anche gli ammortamenti e la remunerazione del capitale investito.
Si perviene in tal modo al calcolo della Tariffa Reale Media. La stessa è stata confrontata, da un lato con la tariffa media ponderata delle gestioni esistenti e, dall’altro, con i vincoli presenti nel Metodo Normalizzato; è così possibile presentare, conclusivamente, il suo sviluppo temporale durante tutto l’arco del Piano d’Ambito.
UN APPROFONDIMENTO DELLE SINGOLE FASI
Nello sviluppo di tutte le fasi dei Piani, si è tenuto conto degli strumenti di programmazione già definiti, ai vari livelli (comunitario, nazionale, regionale e locale), nonché delle indicazioni provenienti dalle rispettive Autorità d’Ambito.
Le attività svolte nell’elaborazione delle proposte possono raggrupparsi nelle seguenti categorie:
- Approfondimento ed aggiornamento dei dati della ricognizione ed informazioni rilevanti per l’elaborazione della pianificazione.
- Aggiornamento della ricognizione dei programmi di investimento dei gestori attuali di ambito.
- Valutazione critica ed integrazione delle informazioni e conseguente aggiornamento del quadro attuale dello stato dell’infrastrutturazione e del livello dei servizi.
- Valutazione critica ed aggiornamento dei dati economici delle gestioni esistenti.
- Inquadramento del bacino d’utenza dell’ambito e studio dell’evoluzione della domanda.
- Definizione degli obiettivi di piano e analisi delle criticità.
- Analisi critica delle proposte di investimento derivanti dai programmi degli attuali gestori e definizione dei fabbisogni di investimento.
- Sviluppo e definizione del piano degli interventi necessari per conseguire gli obiettivi di piano e dei relativi costi di investimento, tenendo conto dei costi standard.
- Sviluppo e definizione del modello gestionale ed operativo, anche tenendo conto del personale in carico agli attuali gestori d’ATO, da trasferire alla nuova gestione.
- Sviluppo della tariffa reale media di ambito ed elaborazione del piano economico-finanziario nell’orizzonte temporale del piano.
Gli Enti locali e gli altri Gestori hanno fornito dati, informazioni, precisazioni necessarie allo svolgimento delle diverse attività di elaborazione della proposta di piano d’ambito così come descritte precedentemente.
Gli obiettivi di piano sono stati elaborati tenendo conto della necessità di una fasatura temporale della realizzazione del piano: i criteri di breve termine definiscono obiettivi prioritari, tesi a conseguire livelli irrinunciabili di standard del servizio; fra questi sono ad esempio ricompresi quelli che si riferiscono alla continuità (24 ore su 24) del servizio di erogazione dell’acqua, in quantità e pressione sufficiente, ad un primo significativo gradino di riduzione delle perdite, alla copertura dei servizi per i centri e nuclei, alla protezione delle fonti di approvvigionamento, alla sostituzione dei materiali pericolosi, nonché quelli derivanti dall’applicazione del D.Lgs. 152/99 e dall’applicazione della carta dei servizi; nel lungo medio termine gli obiettivi di piano hanno lo scopo di realizzare a pieno i livelli di qualità del servizio assunti (come ad esempio quello del raggiungimento dei livelli di perdita minimi “fisiologici”, l’erogazione di risorsa secondo gli standard ottimali dei fabbisogni) e di mantenerli inalterati e/o di migliorarli nel tempo.
Tenendo conto del quadro aggiornato dello stato di funzionalità degli impianti, sono stati determinati i livelli attuali del servizio in relazione agli obiettivi di piano e, quindi, definite preliminarmente le criticità dell’ATO.
In questo modo, dagli obiettivi del piano discendono i criteri per la determinazione dei fabbisogni di investimento. Sinteticamente l’ipotesi di piano degli interventi è stata definita a partire dal quadro della programmazione espressa dagli attuali Gestori, confrontata e valutata mediante la suddetta griglia di criteri. Questa analisi è stata effettuata verificando la congruenza delle proposte di investimento dei gestori con gli obiettivi di piano e le criticità determinate; gli interventi che non soddisfano ai criteri suddetti non sono presi in considerazione nel Piano d’ambito. D’altra parte sono stati inclusi interventi necessari scaturenti dalle criticità individuate.
Gli interventi individuati sono quindi quelli che consentono di raggiungere i valori obiettivo prefissati, per ciascun settore, quali la copertura al 100% del servizio, la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione, la continuità del servizio, ecc.
Gli interventi individuati hanno una duplice funzione: la prima riguarda il “raggiungimento degli standard” di servizio, la seconda, il “mantenimento degli standard” al fine di conservare in stato di efficienza le opere, attraverso un’adeguata manutenzione programmata.
Gli investimenti sono stati classificati secondo tre categorie tipologiche, che riflettono le diverse fasi di realizzazione del piano:
- le opere nuove, necessarie per completare l’infrastrutturazione e conseguire i livelli obiettivo di servizio nel breve periodo;
- la manutenzione straordinaria, necessaria a mantenere in efficienza il parco infrastrutturale esistente e le nuove opere, durante tutto l’orizzonte di piano;
- le opere di rinnovo e ripristino dell’infrastrutturazione obsoleta.
Il metodo utilizzato per la determinazione dei costi di investimento si avvale dello sviluppo di costi unitari standard riferiti a determinate categorie di opere. Le categorie considerate sono le seguenti:
- Reti di adduzione
- Reti di distribuzione
- Sorgenti
- Pozzi
- Cloratori
- Potabilizzatori
- Serbatoi
- Sollevamenti acquedottistici
- Contatori
- Telecontrollo
- Aree di salvaguardia
- Reti fognarie
- Collettori
- Sollevamenti fognari
- Depuratori
I costi degli interventi proposti sono stati confrontati, quindi, con i costi standard determinati secondo le curve di costo medio e, se necessario, i fabbisogni finanziari, ai fini dell’ottimizzazione economica della futura gestione, sono stati adeguati alle previsioni che scaturiscono dall’applicazione del metodo descritto.
Il metodo riflette il diverso approccio necessario nel passare dall’ottica attuale delle gestioni frammentate a scala comunale o intercomunale a quella della gestione integrata di tutti i servizi a scala di ambito, secondo criteri di salvaguardia e utilizzo in solidarietà della risorsa (art. 1, comma 1, Legge 36/94).
Il documento di piano evidenzia un aspetto fondamentale, di cui la metodologia di determinazione dell’ipotesi di piano di investimenti ha tenuto conto: la necessità dell’ottimizzazione dei costi di investimento che, poiché devono essere finanziati per la maggior parte a carico dei proventi tariffari, potrebbero, se non ben calibrati, gravare in modo eccessivo lo sviluppo tariffario. Per questo motivo la definizione finale del piano di investimenti richiede anche il confronto con lo sviluppo del piano economico-tariffario per accertarne la sostenibilità per gli utenti.
Sono stati valutati gli effetti fisici che la realizzazione degli investimenti produrranno sia in merito al completamento, mantenimento della funzionalità e al miglioramento delle prestazioni produttive dell’infrastrutturazione, sia in merito ai livelli del servizio erogato a favore degli utenti dell’ambito.
Il modello organizzativo è stato sviluppato tenendo conto delle dimensioni, delle condizioni di partenza e delle esigenze dell’ATO di riferimento.
La calibrazione di un accurato modello previsionale ha consentito di elaborare una proposta per il dimensionamento del gestore di ambito, nonché lo sviluppo dei costi operativi nell’orizzonte del piano, tenendo conto delle integrazioni e modifiche del parco delle opere ed impianti, derivanti dagli investimenti programmati.
Il piano tariffario è stato sviluppato sia nell’ipotesi – di riferimento puramente teorico – che non si disponga di finanziamenti pubblici, sia in quella realistica di presenza di finanziamenti pubblici. Questi ultimi, in mancanza di indicazioni di programmazione più precise, è stata stimata dagli estensori del piano sulla base di assunzioni, da sottoporre a verifica, a cura dell’ATO, con le Autorità regionali competenti. Si è anche considerato l’apporto finanziario derivante dall’impiego dei fondi comunali vincolati ex art. 14 della Legge 36/94.
Il calcolo economico consente di apprezzare la dinamica tariffaria nell’orizzonte del piano. La determinazione della tariffa è stata effettuata applicando il così detto “Metodo Normalizzato”, così come definito nel D.M. 01.08.1996 “Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della Tariffa di riferimento del servizio idrico integrato”, che è lo strumento giuridico attualmente in vigore. E’ ovvio che una eventuale futura variazione del metodo di determinazione della tariffa d’ambito, richiederà anche una revisione del piano economico-finanziario.
Infine è stato sviluppato il piano economico-finanziario al fine di apprezzare, in caso di presenza di finanziamenti a fondo perduto, e sulla base dei presupposti del piano, la sostenibilità del piano gestionale e degli investimenti.
E’ stata anche sviluppata una analisi di sensibilità relativa al piano economico-finanziario, al fine di verificare l’effetto di una diversa ipotesi di profilo tariffario sul miglioramento degli indici di sostenibilità finanziaria del piano degli investimenti, indici che risultano piuttosto critici nel caso base.
I PIANI D'AMBITO NEL MEZZOGIORNO
L’intero Mezzogiorno (regioni obiettivo 1, con l’aggiunta di Abruzzo e Molise) comprende complessivamente 28 ATO, 27 dei quali hanno approvato il proprio piano d’Ambito.
Il piano mancante è quello del Molise (ATO unico), affidato alla SOGESID ed in corso di elaborazione.
Tutti i Piani d’Ambito, ad eccezione di tre ATO della Regione Abruzzo, sono stati elaborati, in supporto ai vari enti d’ambito, dalla SOGESID.
Nel loro insieme i 28 ATO nei quali è suddiviso il Mezzogiorno comprendono 2.312 comuni, con una popolazione residente di 20,2 milioni di abitanti. (Cartina Piani d'ambito nel Mezzogiorno)
Il supporto SOGESID, secondo quanto detto sopra, ha riguardato un totale di 25 ATO, comprendenti 2.171 comuni, con una popolazione di 19,4 milioni di abitanti residenti, pari al 96 % dell’intero Mezzogiorno. |